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Kulshedra contro Drangue è una lotta intestina fra mostri e divinità, secondo i racconti della mitologia e del folklore albanese. Difatti, si tratta di due personaggi contrapposti: una demone e un eroe.

Per fortuna stiamo parlando di fantasia, dirai. E invece, no! Perché Kulshedra si manifesta quando le nuvole si caricano di oscurità e di elettricità e sono pronte a scatenare l’inferno meteorologico.

Kulshedra contro Drangue: una guerra ad armi pari

 

Prima di diventare Kulshedra il demone attraversa varie fasi di metamorfosi. Lo stadio germinale è quello di bolla, bullar o bollar. In questa fase, la divinità assume le forme di un serpente demoniaco con attributi terreni e acquatici.

A questa fase subentra quella dell’errshaja, collegata al passaggio di stadio successivo. Tuttavia, per avanzare, la bolla deve vivere un certo numero di anni senza essere avvistata da un umano.

Una situazione complicata, in quanto la bolla ha costantemente gli occhi chiusi, riaprendoli solo il giorno di San Giorgio. In quell’occasione potrà cibarsi degli esseri umani fino a sazietà.

Assunte le forme di Kulshedra, diventa una draghessa, sotto forma di demone dell’acqua, del fuoco e della tempesta. Può avere più teste che sputano fuoco, andando a distruggere villaggi e comunità.

Tuttavia, può anche causare siccità, inondazioni e terremoti, grazie alle sue capacità di impossessarsi dell’energia lunare e solare. E qualora riuscisse con la bocca a toccarsi la coda potrebbe distruggere l’intero globo terrestre.

Talvolta, appare sotto le spoglie di una donna che può migliorare le condizioni di vita di un villaggio a discapito degli altri, in quanto assorbe tramite il respiro tutto il nutrimento prodotto dalla terra.

Kulshedra contro Drangue: una lotta alla pari

Il drangue: l’antagonista

Drangue è una divinità alata, metà dio e metà uomo. Si associa alle tempeste e alla gestione del tempo, per questo è destinato a scontrarsi con la Kulshedra.

Per annientare l’avversario utilizza vari strumenti, tra cui fulmini, rocce, alberi, meteoriti e spade infuocate. E la loro battaglia è ben visibile in cielo, ogni qualvolta soggiunge un temporale di forte intensità.

Il drangue, chiamato anche drangùa o drangòni, assume questa forma dalla nascita. Difatti, quando nasce un bambino ricoperto da un velo in prossimità della testa, oppure con quattro ali sotto le braccia, significa che il suo destino è già tracciato.

Ed è proprio nelle braccia e nelle ali che si nasconde il suo potere sovrannaturale e la sua invulnerabilità. Quest’ultima è determinata da una imperscrutabile congiunzione che avviene durante la nascita.

Se dovesse verificarsi nuovamente il Drangue potrebbe essere sconfitto, altrimenti vivrà in eterno nella storia del firmamento e della terra. Kulshendra contro Drangue dà vita a battaglie epiche e leggendarie che ancora oggi vengono narrate nella cultura albanese.