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Il pifferaio di Hamelin è una leggenda piuttosto conosciuta che nasconde un simbolismo alquanto interessante e specifico. Nondimeno, esistono molteplici varianti, poiché essendo raccontata per via orale si trasformano i dettagli e i riferimenti.

Persino musicisti quali Freddie Mercury, i Led Zeppelin, Roberto Vecchioni, i Jethro Tull e moltissimi altri hanno attinto dalla leggenda per creare i loro pezzi.

Ciò significa che il racconto vanta una valenza simbolica e narrativa piuttosto pregnante e per questo motivo attraversa indenne i passaggi temporali delle epoche storiche.

 

Topi, bambini e fuga

 

Il pifferaio di Hamelin: la leggenda

 

Il pifferaio di Hamelin, il cui nome originale pare corrispondere ‘all’accalappiatore di topi di Hamelin‘ vanta origini tedesche, poiché la provenienza risale alla città di Hameln in Bassa Sassonia. Nondimeno, viene chiamato altresì il Pifferaio Magico.

A rendere famoso il racconto sono stati i fratelli Grimm, Goethe e Robert Browning, i quali hanno descritto il bambino suonatore del piffero che viene assunto dal Borgomastro della città con il favore dei villeggianti per far allontanare i topi.

Il piccolo suonatore ci riesce ma il popolo si rifiuta di pagarlo, così per vendetta rapisce tutti i bambini che lo seguono inebriati dal suono dello strumento.

 

Il magico pifferaio di Hamelin

 

La leggenda e il suo simbolismo

 

I bambini vengono rapiti per sempre e mai più fanno ritorno in città. La vendetta del pifferaio, oltre che con il rapimento potrebbe essersi manifestata anche con l’arrivo della peste.

Non a caso sono proprio i topi a ospitare le pulci che hanno dato il via all’epidemia di peste che ha sconvolto l’Europa in due terribili ondate.

In alternativa, si parla di giovani spariti a causa di inondazioni o per cercare lavoro. Da un punto di vista simbolico, l’allontanamento dei giovani è sinonimo di disgrazia poiché si perde la forza lavoro e quindi il motore energetico di un villaggio.

Ciononostante, la fuga dei giovani sta anche a indicare la crescita, intesa come raggiungimento della maturità e quindi dell’età adulta. Il racconto potrebbe evocare questo rito di passaggio, così importante nelle tradizioni pagane antiche.

I giovani che prendono in mano la loro vita sono destinati a compiere un capolavoro, perché diventano finalmente padroni di loro stessi e del destino.

Pertanto, nonostante le cupe atmosfere richiamate dalla leggenda forse la stessa si traduce con un prosaico invito a osare, e a non fermarsi davanti agli ostacoli. Bensì progredire con l’audacia e l’avventatezza giovanile.

Il lupo mannaro nel folklore è un essere maledetto che si trasforma adottando le fattezze di un lupo al sorgere di ogni nuovo plenilunio. La sua condanna può essersi generata in qualsiasi fase dell’esistenza se non fin dalla nascita.

La diffusione della licantropia tramite morso non è contemplata nel folklore ma solo come arricchimento della figura magica nel contesto letterario e cinematografico.

Di contro, la licantropia clinica è una malattia che presenta un delirio mentale che convince chi ne è affetto di potersi trasformare in un animale. I casi più gravi di licantropia clinica richiedono di essere sfamati con carne cruda e sangue.

La figura del licantropo trae la sua origine da una fonte diabolica e stregonesca sebbene la prima volta in cui si è dato vita a una commistione uomo-lupo sia nella mitologia norrena con il mito di Fenrir.

Come si diventa lupo mannaro?

Il plenilunio in certe tradizioni ha la sua importanza ma non è sempre presente. Una leggenda dice che chi nasce fra Natale e l’Epifania ha alte probabilità di diventare un licantropo perché osa apparire nei giorni di maggiore importanza per la fede cristiana.

Per eliminare la maledizione il padre deve incidere una croce sotto la pianta del piede del neonato per i tre natali successivi.

Una credenza popolare prevede l’uccisione del lupo mannaro per mezzo dell’aconito, un veleno che in inglese prende il nome wolfsbane che significa appunto ‘veleno dei lupi’ oppure tramite il fuoco.

 

ululato del lupo mannaro

Il lupo mannaro nel folklore

 

Il lupo è sempre stato un animale temuto sebbene gli sia riconosciuto una certa dose di intelligenza. La sua scaltrezza nell’uccidere il gregge e la sua capacità di creare delle forme di comunità piuttosto complesse ha determinato una mescolanza di apprezzamento e paura.

Per questo motivo viene spesso collegato con il demonio e con l’esoterismo.

Fin dall’uomo preistorico il lupo è sempre stato un nemico ma talvolta si è dimostrato un buon alleato. Ottimo cacciatore di greggi se ben addestrato poteva diventare una guardia efficace, in grado di allontanare i lupi solitari.

Forse è proprio questa vicinanza e la sua attitudine a dimostrare delle facoltà umane ad aver dato vita alla figura dell’uomo-lupo. La sua presenza è piuttosto diffusa nelle culture di tutto il mondo.

Ma la massima diffusione si ebbe durante il periodo medievale, in cui la caccia alle streghe e a qualsiasi altra forma diabolica fu il fulcro dell’attività religiosa.

Nell’Antica Grecia Zeus era il dio che più di tutti ricorreva alle pratiche di trasformazione e spesso diventava un lupo per cacciare le donzelle che non volevano concedersi.

Febo/Apollo era un’altra divinità che poteva trasformarsi in lupo, d’altronde la madre Latona era una lupa. Aristotele faceva lezione ai suoi alunni proprio in un bosco dedicato a Febo in versione lupesca e l’animale assunse una connotazione legata alla sapienza.

In Anatolia, invece, il lupo ricopriva il ruolo di protettore per la fecondità e le partorienti solevano recare voti affinché potessero rimanere incinte o il parto proseguisse senza intoppi. Mentre se ci spostiamo nell’Antica Roma, scopriamo come il lupo o la lupa stiano alla base della civiltà.

L’immagine di licantropo però non ha una datazione specifica sebbene la sua presenza inizi a farsi sentire attraverso un frammento della novella di Nicerote nel Satyricon, in cui si racconta l’incontro con un uomo trasformatosi in lupo mannaro.

plenilunio

La leggenda del licantropo nel mondo

Nell’Antica Roma il rapporto con il lupo era ambivalente in quanto si ammirava per la sua forza e intelligenza tanto da desiderare di indossare una sua pelliccia, che a detta degli esperti poteva trasferire le qualità dal lupo all’uomo. Sebbene potesse assumere anche un aspetto malevolo in certi contesti.

Tutt’altra connotazione assumeva il lupo nell’Europa nel nord, tanto che si diceva che i guerrieri nella furia della battaglia si tramutassero in orsi e in lupi. In particolare, nella saga dei Volsunghi, narrazione delle gesta dei vichinghi, i lupi mannari compaiono in più parti.

Nell’ottavo canto, si narra di due uomini ricoperti da pelle di lupo funestati da un incantesimo: solo una volta ogni cinque giorni riassumono le fattezze umane.

Sigmund e il nipote pensano bene di rubare le pelli ma così facendo si appropriano anche della maledizione diventando a loro volta dei lupi mannari. Per fortuna, gli eroi riescono a dar fuoco alle pelli e bloccare per sempre la maledizione.

E in Italia? Il licantropo è presente in tutto il territorio sebbene assuma dei nomi diversi sugellati dall’impronta dialettale. Diventa quindi marcalupu in Calabria o lupunaru in Sicilia. In Francia è invece famoso con il nomignolo di loup garou e in Inghilterra come werewolf.

Nell’Europa dell’est il lupo mannaro è per metà un demone che dalle sue vittime succhia la forza vitale. Una somiglianza con il vampiro che surclasserà con il tempo la figura del licantropo.

In Oriente e nelle Americhe esistono delle figure di lupo mannaro nel folklore che possono essere ricondotte al licantropo e in Mongolia si diceva che Gengis Khan fosse discendente del ‘Grande lupo grigio’.

Anjana è una strega del folklore ispanico: vive in prossimità dell’acqua ed è uno degli spiriti protettori della foresta. Il nome probabilmente deriva da Diana (dea romana della caccia) o Jana, altro spirito della foresta tipico della zona di Léon.

Simile ad Anjana sono Mora e Xana, altri spiriti della foresta che vivono nei pressi dell’acqua. Solo che Mora fa parte del folklore aragonese mentre Xana di quello asturiano.

Sono delle fate, a volte delle streghe, famose per la loro bellezza e ammantate di benevolenza. Si prendono cura della foresta e, a differenza degli gnomi, aiutano le persone che si sono perdute per ritrovare il sentiero.

folklore spagnolo

Come riconoscerle

 

Le Anjanas sono bionde con occhi azzurri, a volte hanno lunghi e folti capelli neri con occhi neri. i capelli sono intrecciati con nastri e ghirlande. Il taglio degli occhi è obliquo e sono alte al massimo un piede e mezzo.

Hanno una corporatura esile e slanciata, emanano calma e serenità. Indossano tuniche a fiori con stelle d’argento. Ma possono anche cambiare il colore del vestito ogni giorno, e pure indossare abiti bianchi abbinati a mantelle blu e calze verdi.

Le calze indicano le forze primordiali: i poteri spirituali che giacciono nell’inconscio.

Si accompagnano a un bastone ricurvo il cui semplice tocco può tramutare un oggetto in oro. La curvatura del bastone simboleggia il vincolo con la foresta e la comunicazione con ciò che è sparso nel mondo.

Sono anche delle mutaforma: possono trasformarsi in alberi, animali e altri elementi naturali fino a diventare invisibili. Vengono anche paragonate alle druidesse per la loro capacità di connessione con la Natura.

L’Anjana ama parlare con l’acqua, passeggiare per la foresta e mangiare frutta e miele sedendo in contemplazione.  Durante l’equinozio di primavera, poi, si possono vedere ballare fino all’alba intorno ai fuochi fatui mentre spargono petali di rosa.

 

spirito della foresta anjana

Cosa fanno le Anjana

 

Un’Anjana protegge il bestiame dai malanni. Ma si prende cura anche degli umani buoni, portando loro doni e vestiti ai poveri. Questo avviene una volta ogni quattro anni e, nello specifico, nella sera di Natale.

Possono ostacolare devastazioni, disastri naturali o catastrofi di altro genere. E sono delle accumulatrici di tesori che tengono ben nascosti all’interno delle grotte.

L’oro serve da trappola per stanare gli avidi e gli approfittatori, mentre diventa un premio per chi è solito comportarsi con giudizio nei loro confronti, e con la comunità. In questo caso assumono un aspetto da vecchia e mettono alla prova la carità delle persone.

Alcune Anjanas diventano cattive se vengono disturbate, maltrattate o soggiogate. Chi viene esposto alla loro furia di solito ne esce piuttosto malconcio. Meglio comportarsi bene!