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Per magia settimanale cosa si intende? Si tratta di selezionare i giorni in cui alcuni incantesimi possono essere più efficaci e funzionali. Ciò è possibile grazie alla contaminazione planetaria che ciascun giorno della settimana porta con sé.

Andiamo quindi ad analizzare quale energia è migliore per realizzare i nostri desideri, e quando stabilire i nostri obiettivi, affinché si verifichino nel minor tempo possibile.

Magia settimanale

 

Il lunedì è il giorno lunare, poiché deriva dalla Luna e rappresenta l’intuizione, il mistero, l’inconscio, la creatività e il sonno. I suoi colori di rappresentanza sono il bianco, il blu e l’argento.

Perciò, indossiamo qualcosa di questa tonalità il lunedì e focalizziamo la nostra attenzione su uno degli aspetti elencati. Oggi mettiamo da parte la razionalità per esplorare gli abissi dell’inconscio e delle emozioni.

Martedì è il giorno dedicato a Marte, simbolo di forza, determinazione, audacia e sfrontatezza. Nelle sfumature rosse e arancio affrontiamo la giornata senza paura e cerchiamo di eliminare gli ostacoli che tendono a fossilizzarci nelle scelte.

Mercoledì è la giornata dedicata a Mercurio, divinità dell’arte, del lavoro e delle finanze. Va da sé che in questo giorno dobbiamo dedicarci agli aspetti pratici e artistici ma non in forma di creatività bensì in ottica di business. A identificare Mercurio sono i colori lavanda, arancione e viola acceso.

magia settimanale e planetaria

Giovedì è il giorno di Giove e i suoi colori sono verde, viola e blu. È la giornata da dedicare agli acciacchi e ai problemi di ordine mentale e fisico. Favorisce quindi le guarigioni e la comprensione dell’origine dei dolori. Inoltre, stimola la forza di volontà per condurre una vita più salutare e affine alle nostre esigenze.

Venerdì, immagina un po’, è il giorno dedicato a Venere. Non può che essere una giornata improntata sull’amore, il desiderio, la voluttà, la fertilità e le relazioni in generale. Le nuance rosa e fucsia rappresentano Venere: cerchiamo di sfruttare il venerdì per consolidare i rapporti vacillanti.

Sabato è il giorno di Saturno, con i suoi colori viola e nero. Viene favorita la comunicazione e la capacità cognitiva per cui è utile nel lavoro ma anche nei rapporti.

Approcciamoci alle persone emotive di venerdì e ai soggetti più razionali di sabato, in questo modo riusciremo a trovare un punto di incontro per risolvere delle eventuali dispute.

Domenica rappresenta il Sole e non può che essere dipinta di oro e giallo. Invita alla realizzazione di noi attraverso la promozione, la fiducia e un soverchiante senso di vittoria.

Letture di approfondimento:

Nel vocabolario della strega voglio introdurre i classici vocaboli utilizzati sebbene spesso causino una gran confusione. In un altro articolo ho già affrontato la differenza tra Grimorio e Libro delle ombre, due componenti essenziali per la pratica magica.

Inoltre, ti ho illustrato le facoltà della magia elementale, quella strettamente collegata alla natura. Oggi invece, vorrei andare a sviscerare alcune terminologie abusate e spesso in maniera errata.

In particolare, ci concentriamo su questi tre vocaboli: incantesimo, rituale e pozione. Ognuno di noi pensa di saperne abbastanza riguardo questi tre forme magiche, nonostante ciò un ripasso non guasta a nessuno.

 

Vocabolario della strega o ABC della strega

Il vocabolario della strega

 

Incantesimo

L’incantesimo nel vocabolario della strega è un termine di estrema importanza, quasi a carattere distintivo. Infatti, le streghe erano rinnegate proprio per la loro capacità di lanciare degli incantesimi.

In particolare, durante il periodo della caccia alle streghe, erano perlopiù le donne a essere tacciate come maligne poiché secondo gli inquisitori, gli incantamenti erano di matrice maligna e diabolica.

Incantesimo e incantamento sono sinonimi e sono strettamente collegati alle pozioni. Gli obiettivi degli incantesimi sono molteplici e riguardano il perseguimento di un obiettivo specifico.

Per esempio, un colpo di fortuna, un tentativo di innamoramento, una dose di protezione o fiducia, eccetera. A questi, ovviamente, si possono associare anche gli incantesimi con intenti malevoli, i quali rientrano nella negromanzia malefica.

Le streghe sanno che l’energia applicata nell’incantesimo ritorna in forma amplificata, pertanto se si fanno degli incantesimi malefici dobbiamo avere coscienza del corrispettivo ritorno.

Come si fanno gli incantesimi? Spesso, recitando delle formule magiche o utilizzando degli intrugli, ricorrendo in questo modo al potere delle pozioni magiche.

Le parole hanno una rilevanza magica impressionante, sebbene bisogna recitare in ordine corretto e senza sbavature. A questo scopo possiamo abbinare gli elementi naturali o la musica.

In sostanza, possiamo classificare gli incantesimi o gli incantamenti come un mezzo di comunicazione per entrare in relazione con il mondo magico e il suo tessuto connettivo.

pozione magica

Le pozioni

Le pozioni sono degli intrugli magici in cui vengono inseriti degli ingredienti al fine di ottenere una soluzione a un problema o perseguire un obiettivo ben specifico.

L’immagine classica della pozione è quella del calderone con del liquido bollente all’interno dal quale la strega preleva una piccola quantità di prodotto.

Difatti, il calderone contiene la pozione creata dalla strega, come nel caso di Taliesin nella mitologia celtica a cui bastano poche gocce per assorbire l’intera conoscenza del mondo.

La pozione viene conservata all’interno di boccette di vetro contrassegnate da una scritta o lasciate in forma anonima. Grazie alla loro composizione le streghe possono rendere effettivi gli incantesimi.

Vengono accompagnate da formule magiche in grado di potenziarne gli effetti, oppure sono solo gli ingredienti a donare quella aspettativa richiesta.

rituale magico

Il vocabolario della strega: i rituali

I rituali sono differenti dagli incantesimi perché durano più a lungo e sono collegati a determinate celebrazioni. Hanno una componente spirituale molto forte e vengono fatti per avvicinarsi al sacro.

Non a caso, si rivolgono alle divinità: quella scelta dai praticanti magici o dal gruppo di appartenenza. Vengono eseguiti con un’alta forma di rispetto e a cadenza regolare.

Un esempio classico sono i sabbat e gli esbat, le cui differenze le ho illustrate in un altro articolo. I rituali seguono quindi le festività, le stagionalità e i cicli naturali.

Hanno una funzione ben specifica e non vengono celebrati a caso. Inoltre, gli incantesimi hanno una pratica spesso solitaria mentre i rituali richiamano l’energia del gruppo.

Ciò non significa che non si possano celebrare rituali di invocazione in solitudine, anzi vengono spesso fatti per ringraziare le divinità in maniera del tutto personale.

Ma quando si tratta di celebrazioni del mondo magico, della Natura o del pantheon divino ecco che eseguire il rituale in gruppo risulta fortificante e altamente energetico.

I rituali rientrano nella categoria dell’antica pratica della teurgia in cui ogni manifestazione magica era frutto di un’invocazione divina.

rituali e invocazioni

Argomenti da approfondire nel vocabolario della strega:

Il Grimorio e il Libro delle ombre sono due elementi distinti ma collegati, poiché servono entrambi nella pratica magica. Molto spesso vengono confusi o non si conoscono le funzionalità.

Di solito dai praticanti magici vengono utilizzati in due modi differenti, così da avere due libri distinti da consultare. Va inoltre sottolineato che si può acquistare il Grimorio e il Libro delle ombre in vendita ma nel corso del tempo è bene realizzarne due distinti e personali.

Questo perché le esperienze in campo magico sono differenti tanto quanto i risultati degli incantesimi. Inoltre, potremmo ampliare la proposta dei libri precostituiti con le nostre impressioni e le nostre scoperte.

Il Grimorio è il classico libro delle streghe e degli stregoni, mentre il Libro delle ombre discende dalla corrente spirituale della Wicca e in particolare dal contributo dei fondatori Valiente e Gardner.

scrittura di incantamenti

 

Grimorio e Libro delle ombre a confronto

 

Grimorio

Il Grimorio è un libro, o meglio, un quaderno contenente le formule magiche, gli incantamenti e i rituali di magia o di divinazione. Si tratta di una raccolta di informazioni pratiche da utilizzare nel momento del bisogno.

Quando sorge la necessità di fare un incantesimo basterà consultare il Grimorio e trovare la formula adatta. Ha un valenza di estrema importanza per la strega o per il stregone poiché è una sorta di enciclopedia delle arti magiche.

Libro delle ombre

Il Libro delle ombre contiene formule e applicazioni pratiche ma anche molto altro. Si tratta di un diario più che di un libro a carattere enciclopedico. All’interno possiamo scrivere i nostri progressi, le nostre impressioni, le scoperte e le curiosità legate al mondo magico.

Nel Libro delle ombre scriviamo anche i testi di invocazione alla nostra divinità preferita, le coincidenze e i fatti ripetitivi che attraggono la nostra attenzione.

Qual è l’origine di Abracadabra? La formula magica che fin da bambini abbiamo imparato a recitare ha delle origini lontane nel tempo. Ma non troppo lontane, diciamo nel Medioevo.

La formula era usata di frequente in quell’epoca ed era la generatrice di tutti i rituali magici e degli incantesimi.

L’origine di Abracadabra deriva dall’ebraico, dalla commistione di due parole. ‘Abreq ad habra‘ che letteralmente significa “scaglia la tua folgore fino alla morte”.

L’origine di Abracadabra scritta

Quando veniva utilizzata nella formula scritta subiva un processo piuttosto particolare. Prima era trascritta per intero all’interno di un triangolo rovesciato o la scritta stessa andava a formare un triangolo.

Nel triangolo la parola Abracadabra era ripetuta riga per riga fino a riempire il triangolo. Ma la parte interessante arrivava all’approssimarsi dell’ipotenusa, in cui rimaneva lo spazio per scrivere una sola “A”.

 

abracadabra formula magica

 

Le altre origini della formula

Un’altra possibile origine di Abracadabra è relativo alla filosofia gnostica e corrisponde al nome del dio solare Mithra, ovvero Abraxas. Andando a spulciare i talismani dell’epoca questo nome si rivede spesso e sottintende un significato ben specifico.

Abraxas identificato con Mithra rappresenta il mediatore fra l’umanità e il dio Sole invincibile venerato fra il III e il IV secolo d.C. in forma di religione monoteista.

La stessa dualità Abraxas e Mitra rappresentava in Iran l’intermediario fra il Bene e il male, ed erano conosciuti con il nome di Ohrmazd e Ahriman.

Abracadabra contro i malanni

L’origine di Abracadabra risale al testo Liber medicinali scritto da un medico a servizio dell’imperatore romano di Caracalla. La prescrizione prevedeva di indossare un talismano con la scritta della formula all’interno di un triangolo capovolto. In questo modo la malattia sarebbe diminuita.

Viene citata anche da Carlo Levi nel contesto autobiografico del libro “Cristo si è fermato a Eboli” nel paragrafo in cui consigliava l’uso dell’amuleto a forma di triangolo.

E, infine, venne usato nel Seicento durante la pandemia di peste a Londra. Il triangolo rovesciato veniva appeso agli stipiti della porta così da allontanare e non far entrare il male oscuro che imperversava nelle strade.

 

Possiamo quindi riassumere gli aspetti della formula dicendo che:

  • Abracadabra non ha un’origine certa ma la si identifica con certezza nel Medioevo;
  • potrebbe avere due significati distinti e appartenere entrambi alla doppia divinità Abrax-Mithra;
  • non ha traduzioni in nessuna lingua;
  • oggi è una formula di rito nei giochi di prestigio.

Nonostante le ipotesi, la formula rimane pressoché insondabile. Venne sfruttata come forma di protezione e come ausilio magico, e probabilmente rivestì un ruolo importante nella popolazione se è giunta comunque fino a noi, anche se in versione rivisitata.

Quali erano le competenze dello stregone? In quale modo riusciva a dimostrare alla tribù che le sue preghiere funzionavano?

Non appena la civiltà preistorica si rese conto della componente magica della natura, si scatenò la necessità di avere qualcuno che fungesse da tramite. Le famiglie interagivano a loro modo con la natura ma capirono ben presto che l’arte propiziatoria non era sempre favorevole.

Pensarono così di affidare l’incarico alla persona più in vista della tribù, la quale spiccava per la sua prestanza fisica o per l’intelligenza. Oppure, più semplicemente, per la sua saggezza.

Nacque in questo contesto la figura dello stregone, un’immagine antecedente al sovrano. Infatti, nel tempo la figura di sovrano, stregone e sacerdote si mescolarono per fissare l’aurea di importanza e di trascendenza.

Furono delle figure essenziali per la crescita della comunità perché concorsero a formarne l’identità, e spinsero le menti a porsi sempre nuove domande. Promossero – indirettamente – l’evoluzione umana, rivolgendo uno sguardo all’inconscio e alla relazione con la Natura.

Magia pubblica e privata

 

Credere nella magia significa presupporre che, sotto l’influsso di certi riti, la vita ordinaria si sfilacci per dare spazio a un altro piano di realtà. Questa fessura suddivide il mondo reale dall’occulto.

Chi si rivolge allo stregone accetta tacitamente questo patto di alleanza, in cui si affidano i propri problemi a un tramite, capace di conversare con forze sovrumane o energie sottili.

Si accede nel mondo dell’invisibile, dove si muovono entità occulte che solo il mago è in grado di evocare. Instaurando così uno stretto rapporto di causa magica ed effetto reale.

 

Le competenze dello stregone si dividevano in due categorie principali di magia:

  • pubblica;
  • privata.

 

La magia pubblica veniva praticata a beneficio dell’intera comunità o nella cerchia ristretta della tribù. Invece, quella privata investiva riti magici, incantesimi e altri artifizi a beneficio del singolo.

Nei riti privati il cittadino veniva aiutato a sconfiggere malesseri, problemi o questioni di cuore. Allo stregone veniva posto un quesito e lui si affaccendava per trovare una risposta valida.

Fra le competenze dello stregone nella magia pubblica c’era quella di far piovere. Era sua responsabilità far cadere l’acqua o di bloccarla qualora fosse troppa.

E lo faceva affidandosi alla magia imitativa (omeopatica). Per far scendere la pioggia mimava la caduta delle gocce di acqua o danzava il movimento delle nuvole; per bloccare la pioggia invocava il calore con il fuoco e si rivolgeva direttamente al sole.

Allo stesso modo si rapportava agli altri agenti atmosferici come il vento, la siccità, il freddo, eccetera, cercando di intercedere fra queste divinità e il volere della sua comunità.

 

Quando il tempo era fin troppo molesto, il sacerdote sosteneva che fosse stato in qualche modo indispettito. A ciò seguiva tutta una serie di rituali che venivano fatti per riportare la pace e un clima di serenità.

 

La magia si può includere tra i sogni di onnipotenza della specie umana: infatti, i riti magici teatralizzano la sfida dell’uomo contro l’ambiente, o il tempo, o il destino, o il male che è sempre in agguato; sono uno scudo psicologico che lo protegge davanti alle grandi sfide della vita.

 

Per il mago le cause produrranno sempre gli stessi effetti: a un sortilegio seguirà il risultato voluto. L’insuccesso dipende solamente dalla forza maggiore di un altro stregone, o dalla poca predisposizione del richiedente.

Il potere che detiene non è arbitrario o illimitato: lo può usare solo attenendosi alle regole della natura. Infrangere le regole significa fallire o creare un pericolo.

La sovranità che dimostrava nei confronti della Natura era limitata al proprio raggio di intervento, frutto di un’azione prevedibile e calcolata.

La sfida del mago, dello stregone o del santone è in sostanza sostenere l’uomo e la sua comunità e aiutarli a combattere la battaglia che ne minaccia l’esistenza. Una figura essenziale che serviva da supporto e confutava i quesiti in sospeso per mancanza di risposte.

 

competenze dello stregone: la magia privata e pubblica

 

Competenze dello stregone: la sfera emotiva

 

Il rito magico compiuto da uno stregone doveva essere accompagnato da una fortissima carica emotiva. Senza trasmettere una sorta di empatia o coinvolgimento emotivo, l’incantesimo non poteva avvenire.

La forza dello stregone era nell’imitare lo scenario desiderato, realizzando una commedia della magia, in cui attori invisibili svolgevano il ruolo affidatogli. In tal modo si andava a creare una realtà illusoria che scaturiva il determinarsi dell’incantesimo.

Ma attenzione, la magia non veniva inventata. Ciò che faceva era mettere in pratica un sapere tradizionale, imparato e trasmesso da generazioni di maghi, i quali a loro volta l’avevano appresa dalla natura, dai sentimenti che suscitava e dalle emozioni che avevano imparato a intrappolare nei riti.

Questa conoscenza implicava la capacità di estraniarsi dal tempo e prendere contatto con il mondo soprannaturale, che altro non era se non un silenzioso linguaggio di sensazioni, emozioni e interazioni fra uomo e natura.

Nel momento del rito non si figurava come un uomo ma come un tramite, un mezzo di comunicazione. Per questo i rituali venivano compiuti esattamente come andavano fatti: una formula pronunciata male o sbagliata, inficiava il processo magico.

Se sperimentare è sinonimo di scienza, la riproduzione perfetta e inalterata è il presupposto fondamentale delle formule magiche di un rito.

I primi stregoni erano incapaci di osservare il mondo con occhio critico ma in cambio avevano formulato un legame profondo con la natura, perciò le parlavano attraverso il linguaggio delle emozioni, affidandosi a metafore e immagini, trovando così un punto d’incontro.

Una qualità oggi offuscata dalla razionalità e dall’incapacità sempre più diffusa di provare emozioni.