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Tutte le altre divinazioni che non rientrano in una categoria specifica sono illustrate all’interno di questo articolo. Sono delle pratiche piuttosto insolite che venivano praticate fin dai tempi più antichi e ancora oggi alcune di queste sono ricordate.

Ma più spesso ritroviamo le pratiche divinatorie più moderne, quelle che si sono affermate a seguito della conoscenza del mondo. Come se avessero voluto affiancare la scienza e, in qualche modo, ostacolarla.

O meglio, possiamo dire che queste arti vogliono lanciare un messaggio subliminale: c’è dall’altro oltre la cortina della semplice conoscenza che abbraccia il mistero e l’incomprensibile.

Altre divinazioni

 

Una forma di divinazione ancora usata è l’aritmomanzia o, il suo omonimo, aritmanzia. Si tratta di una forma di lettura divinatoria di numeri e lettere. Attraverso la successione delle lettere e il significato intrinseco dei numeri si possono scoprire delle verità altrimenti nascoste.

La numerologia non si discosta molto dalla precedente mantica ma è più specifica nella divinazione dei numeri. A questa pratica possiamo associare la cleromanzia, una mantica specifica per le estrazioni a sorte e la cledonomanzia o cledonismanzia dedita all’ascolto delle parole.

Un’altra famosa pratica che si riferisce alle lettere e alle parole è la grafologia, grafomanzia o chirogrammatomanzia, due omonimi che indicano entrambi la lettura della propria grafia come forma di divinazione. Mentre la onomanzia oppure la onomatomanzia è l’arte divinatoria dei nomi.

La divinazione dei bioritmi è una pratica piuttosto recente presa in prestito dalla filosofia olistica che vede l’uomo non solo come un corpo ma un canale comunicativo con l’universo.

 

negromanzia in altre divinazioni

Mantiche particolari

 

Altre divinazioni alquanto particolari sono quelle che si riferiscono al mondo dei morti o gli spiriti dell’aldilà. Come esempio, possiamo citare la demonomanzia che dal nome si può dedurre si riferisce alla divinazione dei demoni e la più famosa e tanto osteggiata negromanzia.

Questa pratica si riferisce, in particolare, all’invocazione dei morti e fa parte della magia nera. Gli altri nomi con i quali questa forma di arte divinatoria è conosciuta sono: necromanzia, nigromanzia, psicomanzia o sciamanzia.

Altre divinazioni sono le più caratteristiche, poco usate ma ugualmente riconosciute. Fra queste citiamo la:

  • caomanzia: divinazione delle visioni aeree;
  • geloscopia: divinazione delle risa;
  • giromanzia: divinazione delle vertigini;
  • moleosofia: divinazione delle imperfezioni.

Un’altra sfera che non compete il mondo dei morti ma quello immaginifico dei sogni è completata dalle pratiche che riportano il nome di oniromanzia oppure oneiromanzia e latromanzia.

Attraverso lo studio dei sogni possiamo ricevere messaggi dal futuro o risolvere un conflitto interiore in fase di sviluppo.

Le divinazioni delle parti anatomiche degli animali e degli umani nonché dei sacrifici sono fra le più antiche forme di mantiche al mondo. Le loro origini risalgono ai tempi delle civiltà mesopotamiche nonché dagli Egizi.

Le arti divinatorie e quindi la lettura del futuro da parte dell’indovino veniva fatto con viscere animali e parti anatomiche umane oppure avveniva successivamente un sacrificio.

Non si hanno notizie sulla metodologia applicata per reperire informazioni sul futuro della comunità o di una persona se non la traccia di risposta in base alla conformazione della carne e la disposizione delle membra.

Divinazioni delle parti anatomiche

 

Non potendo esaudire le richieste di una risposta esaustiva sulle varie mantiche, non rimane che presentare una scarna lista delle pratiche divinatorie.

La più usata era la geromanzia o geroscopia che prevedeva la lettura del futuro tramite le interiora di animali sacrificati alla pratica. Gli altri nomi che riportano alla stessa arte divinatoria sono: estispicina, extispicina, Ieromanzia e Ieroscopia.

L’epatoscopia o l’epatomanzia era la lettura divinatoria per mezzo del fegato degli animali mentre la scapulomanzia prevedeva la divinazione delle scapole di bovini e caprini.

Una pratica particolare è la cefalomanzia, ovvero la divinazione delle teste. Non si sa esattamente se le teste erano reperite tramite sacrificio o in seguito alla morte.

Si conosce, invece, ahimè, la antropomanzia: la divinazione dei sacrifici umani. Avveniva nelle epoche storiche più antiche e si è trovata traccia della pratica anche nei paesi Mesoamericani. Così come la aruspicina, una divinazione che analizzava le vittime dei sacrifici.

 

divinazioni delle parti anatomiche come le mani

 

Le altre parti anatomiche le possiamo elencare all’interno di una lista:

  • oculomanzia: divinazione degli occhi;
  • odontomanzia: divinazione dei denti;
  • metoposcopia: divinazione della fronte;
  • omfalomanzia: divinazione del cordone ombelicale;
  • onicomanzia: divinazione delle unghie;
  • podomanzia: divinazione dei piedi.

 

Le divinazioni più particolari

 

Alcune divinazioni sono veramente particolari. Tra queste figurano la causimomanzia che studiava le bruciatura e la gastromanzia o engastrimanzia capace di interpretare i suoni provenienti dallo stomaco dell’indovino.

Nelle tradizioni olistiche, fanno ancora la loro comparsa la fisionomanzia o fisiomanzia che studia le proporzioni e la fisionomia di una persona.

Nonché la chiromanzia, conosciuta anche con i termini di chirognomia, chirologia o chiroscopia. Diverse forme che rappresentano la divinazione dei palmi delle mani, usata ancora oggi.

Le ultime due divinazioni riguardano la uroscopia, la divinazione dell’urina a scopo diagnostico e la scatomanzia, la divinazione delle feci animali. Entrambe usate in antichità e che prevedevano l’assaggio da parte dell’indovino.

Le domande sulla divinazione poste dai meno esperti sono diverse e si riferiscono nello specifico all’arte e a chi la pratica.

Secondo la comunità scientifica l’arte divinatoria rientra fra le pseudoscienze, i religiosi la collocano all’interno della sfera magica-religiosa-spirituale mentre per alcuni sfiora le soglie della parapsicologia andando a connettersi quasi alla dimensione mistica.

Domande sulla divinazione

 

Per quale motivo si pratica la divinazione?

Per conoscere l’ignoto e svelare il futuro: questa è l’essenza dell’arte divinatoria. La divinazione è il tramite del soprannaturale o il divino con l’essere umano.

Per mezzo di una richiesta di informazioni o di intercessioni la figura umana si approccia all’arte divinatoria. E lo fa attraverso una persona capace di comunicare con l’aldilà.

Colui che pratica l’arte divinatoria è l’indovino o il vate mentre chi si rivolge al professionista è chiamato consultante.

La pratica divinatoria viene espressa tramite rituali, presagi, simboli o la lettura di segni da cui si possono ottenere delle rivelazioni o predire un dato futuro.

Il sinonimo di divinazione è mantica: l’arte antica svolta dagli indovini, i quali rivelavano il futuro secondo la lettura o l’interpretazione di sogni o altri eventi naturali.

 

Quali sono le qualità dell’indovino?

Il vate deve essere una persona ricettiva ed empatica, in grado di connettersi con una certa rapidità e facilità con le forze soprannaturali. Di solito, chi si rivolge all’indovina è alla ricerca di risolvere un problema o di contrastare una crisi.

Il vate agisce nella sua arte divinatoria per rispondere al quesito anche se a volte la risposta può giungere in maniera enigmatica. Solo la capacità di ragionamento permetterà di scoprire quale suggerimento è dato dall’entità virtuale.

Alla risposta potrebbe seguire un’azione da compiere da parte del consultante. Potrebbe essere un sortilegio, un rito, una preghiera o un’offerta grazie alla quale l’entità potrà procedere a soddisfare la richiesta.

 

lettura dei tarocchi: domande sulla divinazione

 

Come distinguere le varie arti divinatorie?

La classificazione originaria suddivide le pratiche divinatorie in due gruppi:

  • induttiva: si interpellano segnali o eventi come la lettura delle carte, la posizione delle nuvole, eccetera.
  • intuitiva: quando le risposte vengono percepite dall’indovino grazie all’intercessione di un’entità soprannaturale, come nel caso dei medium, dello sciamano o nell’interpretazione dei sogni.

Un’altra suddivisione in tempi odierni fu fatta dallo psicologo statunitense Julian Jaynes, il quale suddivise la divinazione in differenti categorie:

  • spontanea: quando la divinazione arriva da qualsiasi coincidenza o percezione che possa assumere la forma di una risposta dall’indovino (la forma generalizzata di divinazione);
  • sortilegio: quando si estrae a sorte un oggetto e tale elemento fornisce la risposta (per esempio le carte dei tarocchi);
  • presagi e scrittura: quando la concatenazione di eventi fornisce un risultato interpretabile per l’indovino;
  • auguri: quando si valutano delle possibilità in base alla forma o alla posizione, per esempio lo studio delle interiora degli animali sacrificati.

 

Le domande sulla divinazione hanno un fondamento scientifico?

Ci sono molte critiche riguardo la divinazione e chi la pratica: in particolare riguardo alla loro efficacia reale. Già Cicerone nella sua opera più celebre “De divinatione” criticava aspramente le pratiche divinatorie considerandole false e fallaci.

Il Cristianesimo ostacola l’arte divinatoria sostenendo che solo Dio può conoscere la verità. La bibliomanzia è praticata più nel Protestantesimo e prende spunto dall’Ebraismo.

Si tratta di una tecnica per cui leggendo a caso un versetto della Bibbia si può ottenere una risposta riguardo una questione che ci assilla, come una sorta di sortilegio.

Ma chi la pratica sostiene che la divinazione è una comunicazione introspettiva con l’inconscio. Facciamo un esempio per chiarire il concetto. Interpello i tarocchi in cerca di una soluzione a un problema. Tramite la posizione delle carte leggo il messaggio segreto.

La soluzione ottenuta non è altro che il ragionamento fatto a livello inconscio. Se avessi riflettuto al problema non avrei trovato la soluzione perché lo avrei fatto solo in modo razionale. La risposta si nascondeva nel profondo però, ossia a livello inconscio.

Attraverso un metodo empirico la risposta arriva e non perché sia intervenuta chissà quale entità soprannaturale ma perché ho zittito la razionalità e ho ascoltato l’inconscio.