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Esistono diversi tipi di magia e prima di addentrarci nello studio della magia nei suoi vari colori è giusto sapere come si è evoluta. La magia non ha declinazione di bene o male ma assume implicitamente le sembianze di chi la usa. Incarna l’idea che il tutto – inteso come micro e macrocosmo, invisibile, occulto e realtà  – siano fittamente interconnesse.

L’antropologo Frazer sostiene che la magia è la forma primordiale del pensiero umano, prossima all’istinto, in quanto la mente non era ancora sviluppata per cogliere i legami tra causa ed effetto.

Nonostante ciò, la magia si è insinuata nelle varie epoche storiche raggiungendo i giorni nostri, seminando dubbi sulle leggi naturali ampliamente confermate dalla comunità scientifica.

Si nasconde nei risvolti dell’occulto dove ancora non esistono delle posizioni certe e si rintana nel sospetto, pronta ad affilare gli artigli della tradizione emotiva e naturale.

 

La magia sfida non solo la scienza, ma anche la sua principale alleata, la logica razionale, dato che riordina i fenomeni secondo una sua imprevedibile regola, manifestando i propri poteri con una logica particolare.

Anche dove, infatti, sembra che il linguaggio della ragione sia a buon punto nel suo lavoro di decifrazione della natura, l’occulto trova fessure in cui insinuarsi.

 

 

Le qualità della magia

 

Se lo scienziato crede nella condizione di causa ed effetto, lo stregone pensa in base a simpatie e metafore. Ma possiamo intendere la magia anche come una forma arcaica di filosofia, in cui convergono studi sui misteri dell’animo umano e sulle connessioni con l’esterno.

Secondo i precetti magici, infatti, tutto è collegato e lo stregone si muove agile in un continuum spazio-temporale grazie a poteri e conoscenze trasmesse nel tempo delle emozioni. Percepisce l’energia attorno a lui e riesce a manipolarla a beneficio del prossimo o della tribù.

 

Le qualità classificabili della magia sono:

  • moltiplica i poteri (una qualità preclusa all’attività umana);
  • segue una logica sequenziale;
  • concilia il divergente;
  • avvicina ciò che è distante e ignoto;
  • la magia è un costituito da segni e azioni (sistema espressivo coerente).

Lo stregone o il mago può amplificare i poteri per produrre un evento simile a quello che avviene naturalmente. Come, per esempio, la caduta incessante di pioggia.

Per fare ciò, segue una serie di azioni ed espressioni fisse che creano un linguaggio universale. Solo in questo modo riesce ad avvicinare energie, altrimenti lontane e sconosciute, e far sì che l’incantesimo funzioni.

 

Magia di similarità e contatto

I vari tipi di magia

 

Secondo Frazer i diversi tipi di magia sono: magia di contatto e la magia di similarità. Entrambi fanno parte della magia simpatica. La magia simpatica è il contenitore della magia di contatto e quella di similarità accomunate da un’interazione magica compiuta a distanza.

Quella di contatto presuppone un’interazione che una volta avviata continuerà a esistere seppur a distanza. La seconda, di similarità, indica la somiglianza tra due aspetti in cui l’effetto è simile alla causa.

La suddivisione però è alquanto semplicistica perché in un singolo incantesimo possono essere utilizzate entrambe le magie contemporaneamente.

Ma come sappiamo, in tutte le grandi categorie della cultura confluiscono i fenomeni più disparati, tanto da non formare un sistema omogeneo, né tantomeno uno dai confini certi. In ogni caso, si può utilizzare la divisione come regola generale per distinguere i due tipi di magia primitiva.

Magia di contatto

La magia di contatto è chiamata anche magia di contagio. Presuppone che qualsiasi azione compiuta su un oggetto materiale, influenzerà ugualmente la persona con cui quell’oggetto è stata in contatto. Un ottimo esempio è la magia Voodoo dove il malcapitato, punzecchiato da uno stecco appuntito, soffre fino a morire.

Il concetto è quello che prendendo un oggetto qualsiasi, a simbolo del suo corpo, e punzecchiandolo con uno stecco appuntito, lo ferisce. Se, invece, vuole ucciderlo brucia o seppellisce il pupazzo, pronunciando formule magiche.

Il funzionamento si basa sul concetto che le parti umane o inanimate sebbene separate rimangono congiunte per sempre. Per cui ciò che succede a una parte avviene in modo speculare all’altra.

Ecco perché spesso gli incantesimi richiedono capelli o unghie: in questo modo si può unire l’efficacia del processo alla parte e contemporaneamente alla persona. La distanza non inficia il procedimento.

 

magia di contatto

 

Quale idea da origine al pensiero?

Il primitivo vedeva trasferire un peso di carico da una spalla all’altra, sia esso di legna o pietre, e pensava che allo stesso modo si potesse trasferire il carico emotivo. Non esisteva ancora la concezione di coscienza e quindi le emozioni valevano come i fatti.

Così nacquero i transfer magici dove tramite pozioni, danze o incantesimi i malesseri venivano trasmutati in altri oggetti o persone. Un antico modo di scaricare le colpe sugli altri!

I malesseri vennero paragonati ai “mali” e più avanti, con l’avanzata della mitologia, erano solo le divinità le persone in grado di oscurare queste orrende ingiustizie.

I popoli primitivi, infatti, vedevano la causa di malattia o morte causata da uno squilibrio della natura ed erano necessari piccoli pezzi appartenuti all’essere umano per contrastarne gli effetti.

La magia di contatto, dunque, compenetra il principio del “tutto correlato” e fa nascere il concetto di tabù (così come la magia omeopatica). Il quale si erge a protezione, come una barriera magica, che ne impedisce la contaminazione. Toccando un oggetto si può eliminare la sua forza o la sua energia e per questo non va nemmeno sfiorato, pena la morte.

 

Con l’idea della contaminazione ci si trova proprio sopra la molto incerta linea di confine tra religione e magia. La contaminazione agisce da sola; non serve un mago per scatenare gli effetti tremendi che la polluzione riversa non solo su chi la compie ma anche su chiunque si trovi in contatto con lui.

È una forma di contagio invisibile prodotto da azioni empie, o anche solo dal riattivare forze occulte con qualsiasi atto, volontario e involontario che sia; senza l’idea che la realtà visibile sia circondata da un alone di energie soprannaturali, senza il principio magico della simpatia.

 

Questo tipo di pensiero magico corrisponde in parte al primo principio della termodinamica: la trasmissione di energie tra vari oggetti permette la contaminazione caricandolo di conseguenza.

L’oltrepassare una soglia, vera o simbolica, senza averne il diritto o senza aver preso le dovute precauzioni assicurerà allo sfortunato delle conseguenze disastrose.

Magia di similarità

La magia di similarità è chiamata anche magia omeopatica o empatica. Lo stregone con questo tipo di magia deduce di poter raggiungere l’effetto desiderato semplicemente imitandolo tramite danze, incisioni o disegni.

L’influenza nella magia empatica è reciproca: un albero può contagiare l’uomo, e viceversa. Le virtù degli animali, utili all’uomo, possono essere imitati affinché si traducano all’essere umano.

Le qualità magiche delle pietre possono anch’esse essere trasmesse tramite imitazione e metafore. La filosofia primitive prevede che tutte le creature viventi sono sullo stesso piano dell’uomo; quindi, l’uccidere o il mangiare un animale assume un valore differente dal nostro.

 

magia di similarità

 

Chi si rende colpevole dell’uccisione deve attendere una vendetta da parte del suo spirito, intessuto nella trama sottile della vita e di conseguenza collegata all’uomo. Ma se il male è giustificato allora può chiedere redenzione tramite una preghiera. È il caso in cui l’uccisione non sia giustificata che causa difficoltà all’uomo e all’intera comunità.

Un altro aspetto dell’uccisione dell’animale riguarda la forza dell’animale assimilata nel momento in cui questa viene mangiata. I primitivi pensavano, infatti, che mangiando l’animale se ne assorbisse anche la sua qualità principale. Come quando da piccoli ci veniva detto di mangiare carne di volpe così diventavamo più furbi:).

E a sentire questo appunto sorge spontanea l’assonanza religiosa a quella primitiva: il sangue di Cristo e il pane spezzato come il corpo di Cristo. Il gesto che si ripete ogni domenica a messa è un ricorrere all’antica supposizione primitiva di trasferimento di energia (divinità) da un oggetto a un altro. Da notare come in questo caso la magia di similarità e quella di contatto siano pressoché agganciate in un unico concetto.

Possiamo parlare di sineddoche e metafore?

Gli incantesimi e i vari sortilegi sono tipi di magia di similarità richiamano per assonanza di efficacia la figura retorica delle sineddoche. Una cosa si sostituisce all’altra al fine di recare lo stesso risultato. Così come la metafora, che sostituisce una figura con un’altra per indicare lo stesso significato.

Il carattere metaforico viene realizzato nei rituali magici dove una cosa si sostituisce dell’altra: il fantoccio al posto della persona, la danza al posto della pioggia, il fischio al posto del vento.

La similarità è la metafora, seguendo la teoria di Aristotele. Una traslazione di significato per cui una parola prende il posto di un’altra per analogia in un contesto linguistico.

L’erronea associazione di idee analoghe produce i tipi di magia omeopatica o imitativa; l’erronea associazione di idee contigue, produce la magia di contagio.

In sé e per sé, questi princìpi associativi sono eccellenti, anzi, indispensabili per l’attività della mente umana. Applicati in maniera corretta, danno vita alla scienza; applicati in maniera sbagliata, danno vita alla magia, sorella bastarda della scienza.

 

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