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La zoomanzia è una pratica divinatoria ampia, in quanto prende a esempio il comportamento degli animali come strumento di preveggenza. Gli animali a svolgere questo compito sono diversi e variano in base alla cultura di appartenenza.

Nonostante l’enorme varietà, a rimanere pressoché identico è il metodo di formulazione: si prendono a riferimento i comportamenti in rappresentanza a una cosa più specifica.

Mantica zoomanzia

Zoomanzia: la preveggenza insita negli animali

 

Esistono diverse forme di zoomanzia, suddivise in base alla categoria di appartenenza di ciascun animale. Allo stregone, o a chi compiva la pratica divinatoria, non rimaneva che leggere fra le righe gli atteggiamenti degli animali.

Per esempio, era consuetudine studiare i chicchi di mais scelti e ingeriti dal gallo. In base alla selezione, la quale variava per forma e tipo, il veggente formulava la sua ipotesi sul futuro o su qualsiasi altro accadimento richiesto.

Anche la creazione di una ragnatela da parte di un ragno era motivo di studio. La formazione di questa trama sottile richiedeva un certo impegno da parte dell’insetto, e lo studio della sua progettazione riluceva di barbagli predittivi sulla sorte delle persone che abitavano in quella casa.

A ciascun animale si titolava una pratica: per i ragni si parlava di aracnomanzia, per i cavalli si usava il termine di ippomanzia. Ancora, il tripudium era la selezione dei chicchi di mais per i galli e l’ornitomanzia si specializzava nell’attenta analisi del volo degli uccelli.

 

aracnomanzia

Aracnomanzia: i ragni come elemento malefico

 

I ragni sono sempre stati visti come qualcosa di oscuro e insondabile. Nei loro confronti il folklore ha sempre avuto un atteggiamento ostile, difatti è uno degli animali associato alle streghe.

Tuttavia, nel suo essere perturbante, il ragno ha destato un estremo interesse per la sua capacità di realizzazione delle ragnatele. Si tratta di opere di alta ingegneria, sfruttate anche dagli architetti per la costruzione di edifici.

Invece nel mondo magico, i ragni sono considerati dei messaggeri dell’l’aldilà. Pertanto il loro comportamento, in quanto veicolo fra i due mondi, non poteva che sortire dei responsi futuri e ipotizzabili.

La Tiromanzia è la mantica che permette di leggere il futuro attraverso un cibo piuttosto comune: il formaggio. La divinazione deve avvenire prima che il formaggio venga mangiato.

Tuttavia, al termine della lettura divinatoria non è necessario rinunciare al cibo, bensì può essere degustato oppure offerto ai commensali. Si tratta comunque di un procedimento interessante, la cui lettura può diventare piuttosto personale.

Difatti, il sistema richiede la fusione del formaggio, la sua stesa su un pezzo di pane e l’interpretazione va fatta alla luce di una candela, attraverso il riflesso della forma del pane e del formaggio sul muro.

Però, può anche essere scelto un pezzo di formaggio stagionato, tagliato a occhi chiusi per poi studiarne le fattezze e vedere se può assomigliare alla risposta sul futuro che abbiamo in mente.

tiromanzia, la divinazione col formaggio

Tiromanzia: una mantica particolare

 

La divinazione è una pratica difficile, soprattutto perché non sono pervenute le formule esatte riguardo l’esecuzione. Pertanto, la formulazione di lettura può essere solo ipotizzata.

Per quanto riguarda la Tiromanzia, si conosce l’essenziale. Difatti, come anticipato, necessita della forma del formaggio fuso o tagliato. E come si leggono le forme?

In pratica, si dovrebbero intuire delle immagini commisurate alla domanda del richiedente. Facciamo un esempio per chiarificare: se una persona vuole conoscere il suo futuro lavorativo e chiede informazioni per una possibile mansione, il formaggio dovrebbe palesare la risposta.

In quale modo? La forma del formaggio fuso o intero dovrebbe richiamare uno strumento, simbolo di quel lavoro. L’interpretazione dipende dalla bravura del divino o dalla divina, ovvero le persone che si apprestano alla mantica, affinché presentino un risultato visibile e comprensibile.

Un’impresa ardua, soprattutto per i profani. Eppure, quando erano ben pochi gli elementi divinatori a disposizione, le interpretazioni avvenivano a cascata e spontaneamente.

Forse oggi è preferibile mangiare il formaggio e applicarsi a un’altra pratica che presenta degli sfilacci interpretativi maggiormente comprensibili, soprattutto di primo acchito, come per esempio le rune.

Le domande sulla divinazione poste dai meno esperti sono diverse e si riferiscono nello specifico all’arte e a chi la pratica.

Secondo la comunità scientifica l’arte divinatoria rientra fra le pseudoscienze, i religiosi la collocano all’interno della sfera magica-religiosa-spirituale mentre per alcuni sfiora le soglie della parapsicologia andando a connettersi quasi alla dimensione mistica.

Domande sulla divinazione

 

Per quale motivo si pratica la divinazione?

Per conoscere l’ignoto e svelare il futuro: questa è l’essenza dell’arte divinatoria. La divinazione è il tramite del soprannaturale o il divino con l’essere umano.

Per mezzo di una richiesta di informazioni o di intercessioni la figura umana si approccia all’arte divinatoria. E lo fa attraverso una persona capace di comunicare con l’aldilà.

Colui che pratica l’arte divinatoria è l’indovino o il vate mentre chi si rivolge al professionista è chiamato consultante.

La pratica divinatoria viene espressa tramite rituali, presagi, simboli o la lettura di segni da cui si possono ottenere delle rivelazioni o predire un dato futuro.

Il sinonimo di divinazione è mantica: l’arte antica svolta dagli indovini, i quali rivelavano il futuro secondo la lettura o l’interpretazione di sogni o altri eventi naturali.

 

Quali sono le qualità dell’indovino?

Il vate deve essere una persona ricettiva ed empatica, in grado di connettersi con una certa rapidità e facilità con le forze soprannaturali. Di solito, chi si rivolge all’indovina è alla ricerca di risolvere un problema o di contrastare una crisi.

Il vate agisce nella sua arte divinatoria per rispondere al quesito anche se a volte la risposta può giungere in maniera enigmatica. Solo la capacità di ragionamento permetterà di scoprire quale suggerimento è dato dall’entità virtuale.

Alla risposta potrebbe seguire un’azione da compiere da parte del consultante. Potrebbe essere un sortilegio, un rito, una preghiera o un’offerta grazie alla quale l’entità potrà procedere a soddisfare la richiesta.

 

lettura dei tarocchi: domande sulla divinazione

 

Come distinguere le varie arti divinatorie?

La classificazione originaria suddivide le pratiche divinatorie in due gruppi:

  • induttiva: si interpellano segnali o eventi come la lettura delle carte, la posizione delle nuvole, eccetera.
  • intuitiva: quando le risposte vengono percepite dall’indovino grazie all’intercessione di un’entità soprannaturale, come nel caso dei medium, dello sciamano o nell’interpretazione dei sogni.

Un’altra suddivisione in tempi odierni fu fatta dallo psicologo statunitense Julian Jaynes, il quale suddivise la divinazione in differenti categorie:

  • spontanea: quando la divinazione arriva da qualsiasi coincidenza o percezione che possa assumere la forma di una risposta dall’indovino (la forma generalizzata di divinazione);
  • sortilegio: quando si estrae a sorte un oggetto e tale elemento fornisce la risposta (per esempio le carte dei tarocchi);
  • presagi e scrittura: quando la concatenazione di eventi fornisce un risultato interpretabile per l’indovino;
  • auguri: quando si valutano delle possibilità in base alla forma o alla posizione, per esempio lo studio delle interiora degli animali sacrificati.

 

Le domande sulla divinazione hanno un fondamento scientifico?

Ci sono molte critiche riguardo la divinazione e chi la pratica: in particolare riguardo alla loro efficacia reale. Già Cicerone nella sua opera più celebre “De divinatione” criticava aspramente le pratiche divinatorie considerandole false e fallaci.

Il Cristianesimo ostacola l’arte divinatoria sostenendo che solo Dio può conoscere la verità. La bibliomanzia è praticata più nel Protestantesimo e prende spunto dall’Ebraismo.

Si tratta di una tecnica per cui leggendo a caso un versetto della Bibbia si può ottenere una risposta riguardo una questione che ci assilla, come una sorta di sortilegio.

Ma chi la pratica sostiene che la divinazione è una comunicazione introspettiva con l’inconscio. Facciamo un esempio per chiarire il concetto. Interpello i tarocchi in cerca di una soluzione a un problema. Tramite la posizione delle carte leggo il messaggio segreto.

La soluzione ottenuta non è altro che il ragionamento fatto a livello inconscio. Se avessi riflettuto al problema non avrei trovato la soluzione perché lo avrei fatto solo in modo razionale. La risposta si nascondeva nel profondo però, ossia a livello inconscio.

Attraverso un metodo empirico la risposta arriva e non perché sia intervenuta chissà quale entità soprannaturale ma perché ho zittito la razionalità e ho ascoltato l’inconscio.