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Gli spiriti elementali naturali personificano l’aria, l’acqua, la terra e il fuoco: elementi classici aggettivati da Aristotele. Il termine è stato utilizzato all’interno della teosofia, e sostenuto da Paracelso per identificare le figure della Silfide e del Silfo.

Tuttavia, la loro collocazione è piuttosto antica, e si rifà alle dottrine animistiche e pagane volte a caratterizzare quegli spiriti invisibili che agiscono a favore o contro l’essere umano.

Infatti, l’uomo non ha la possibilità di vedere questi spiriti ma solo di recepirli, poiché vantano un aspetto sfuggente e inafferrabile. Alcuni di questi personaggi rientrano nella mitologia e altri nel folklore.

Spiriti elementali: acqua, terra, fuoco e acqua

Gli spiriti elementali della Natura

 

Essendo immanenti, gli spiriti non appartengono alla sfera della razionalità, bensì a quella dell’inconscio, laddove vivono i nostri istinti spirituali. Vivono nell’etere ma possono agire nella realtà, amministrando gli eventi.

Rudolf Steiner, il teosofo austriaco, sostiene che la vita compenetra tutti gli spiriti elementali, in quanto si sviluppa proprio grazie alla loro interazione.

Non a caso, prendendo come esempio le piante, esse nascono dalla terra, si sviluppano con il calore del sole e l’idratazione della pioggia, per salire verso il cielo, sede dei venti e dell’aria.

Inoltre, gli spiriti proteggono l’elemento a loro collegato, affinché la Terra viva sempre in armonia e in relazione con il proprio spirito superiore.

A loro sono state associate diverse figure mitologiche collegate al paganesimo del nord Europa e del Mediterraneo, assumendo connotati precisi e simboli associati.

Divinare i venti

ARIA

Il loro nome è Silfide e Silfo, femminile e maschile, a cui vengono associati gli Elfi, ma anche il piccolo popolo. Hanno due colori rappresentativi: il celeste e il giallo, mentre il punto cardinale è l’est.

L’animale simbolo dell’aria è l’aquila. Invece, il loro strumento di richiamo è il pentacolo magico. Vivono dove spirano forte i venti e sono dediti alla danza. La loro età è millenaria, sebbene l’aspetto sia sempre giovanile e fulgente di bellezza eterea.

ACQUA

Sirene, ninfe e tritoni appartengono agli spiriti elementali dell’acqua, il cui colore predominante è per ovvie ragioni l’azzurro. Tuttavia, il punto cardinale è opposto all’aria, ossia l’ovest.

Lo strumento di comando è una coppa di libagioni, mentre il simbolo è l’acquario. Il loro aspetto è pari in bellezza a quello delle silfidi, tuttavia sono dedite al canto piuttosto che alla danza. Posseggono uno sguardo ammaliante e spietate con chi osa insozzare il loro ambiente.

La versione maschile è emblema della forza e della potenza distruttrice dell’acqua: invocano catastrofi ed eventi devastanti per la civiltà umana.

terra e gnomi

SPIRITI ELEMENTALI DELLA TERRA

Il loro punto cardinale è il nord, sebbene venga spontaneo pensare al sud. Il colore dominante non può che essere il marrone o il verde. Due sono le altre caratteristiche che contraddistinguono questa tipologia di spiriti: la spada e l’animale toro.

Vengono rappresentati dagli gnomi della mitologia celtica e norrena, e sono loro a proteggere la terra dalle invasioni dell’uomo.

SPIRITI ELEMENTALI DEL FUOCO

Il sud, il colore rosso e il leone simboleggiano gli elementali del fuoco, rappresentate dalle salamandre. Lo strumento di comando è la bacchetta o il tridente, ausili alquanto pericolosi.

Difatti, si tratta di esseri potenti che posseggono lingue infuocate e globi luminosi. Vivono in prossimità dei vulcani, dove possono gestire a loro piacere la potenzialità del fuoco.

Si trovano altresì in zone desertiche e perciò molto calde, ma non si mostrano mai agli esseri umani.

La mitologia dei mesi si riferisce alle divinità inglobate nel nome di ciascun mese, le quali derivano dal pantheon romano e greco. Infatti, nell’articolo andremo a sviscerare i mesi per scoprirne la vera identità spirituale e pagana.

In una cultura fondata sul paganesimo, sebbene rimosso dalla presenza cattolica, si nasconde il vero culto antico, il quale organizzava gli aspetti sociali e comunitari dell’Antica Roma.

Un viaggio a ritroso per scoprire le nostre radici più antiche, le quali a loro volta hanno spodestato altri miti e altre divinità, fondendosi questa volta nell’intreccio dell’odierna modernità culturale.

 

mesi invernali

 

La mitologia dei mesi

 

Gennaio, febbraio, marzo e aprile

Gennaio è legato al Dio Giano: emblema di tutti gli inizi e delle novità. La sua figura era duplice poiché possedeva due volti: uno rivolto al passato e uno al presente e futuro.

La divinità viene comunemente chiamata Giano Bifronte e la sua rappresentazione era legata al movimento. Difatti, lo scrittore Macrobio disse riferito a Giano: “Il mondo si muove in cerchio, partendo da sé stesso. Poi, a sé stesso ritorna”.

Secondo la mitologia, fondò la città di Gianicolo e generò numerosi figli, tra cui Tiberino divinità legata al fiume Tevere.


Febbraio richiama la Dea Febris: guaritrice dalla malaria. Deriva dalla mitologia etrusca, impersonando la divinità Februus considerato Dio della morte e della resurrezione.

Il nome Febris ha dato origine al vocabolo febbre, poiché il sintomo era foriero di liberazione dalla malaria. Infatti, il verbo latino februare significa purificare.

L’intero mese aveva una valenza purificatrice, ben dimostrata dalle festività Lupercalia celebrate in onore al Dio Luperco, meglio conosciuto come Fauno.


Marzo è il mese dedicato a Marte: dio della guerra, del tuono, della pioggia e, di conseguenza, anche della fertilità agricola. Veniva invocato per proteggere i primi raccolti e i germogli appena sbocciati.

Inoltre, non possiamo dimenticare che Marte accoppiatosi con la Dea Rea Silvia procreò Romolo e Remo, i fondatori di Roma. E fu padre anche del Dio Fauno.

Martedì è il giorno dedicato alla divinità, sebbene venga indicato sotto forma di pianeta e non sotto forma divina.


Aprile è adattato alla dea Aprus: la quale discende dalla mitologia etrusca ed è riconosciuta nel pantheon romano con il nome di Afrodite. Il nome del mese risuona con il verbo latino aperire, tradotto in aprire, e indica lo dischiudersi dei fiori, dei boccioli e dei germogli grazie all’avvento della primavera.

Ma corrisponde anche alla Dea Aprus romana, custode dei giardini e osservatrice dell’evolversi delle corolle dei fiori. Aprus risuona anche nell’etimologia dell’ape e richiama il collegamento con il mondo floreale.

mitologia dei mesi legati alla natura

Maggio, giugno, luglio e agosto: la mitologia dei mesi 

Maggio è pensato a Maia: la divinità femminile emblema della fecondità e dell’abbondanza. Il suo nome deriva da un aggettivo latino di tipo comparativo, ovvero maius o maior, che significano più grande e maggiore.

Dal nome della divinità deriva anche il termine maiale, in rappresentanza proprio dell’eccedenza delle sue carni, le quali potevano nutrire una famiglia ed essere cucinate in molteplici modi. Era legata al dio Vulcano e madre di Mercurio.


Giugno è il mese di Giunone: la dea protettrice del matrimonio e delle gestanti. Moglie di Giove apparteneva alla Triade Capitolina, alla quale faceva parte anche Minerva.

Aveva un forte legame anche con i cicli solari e dal suo seno, secondo la mitologia, prese vita la Via Lattea, generata proprio da alcune gocce del suo latte materno.


Luglio è uno dei mesi dedicato a un imperatore: Giulio Cesare. Il politico pare fosse nato in questo mese, attorno al 12 o al 13 di luglio. Il nome del mese era quintilis in origine, ma poi fu cambiato da Marco Antonio in iulius.

Forse voleva simboleggiare la potenza del sole estivo, il naturale evolversi della stagione estiva pregna di vita e di abbondanza di cibo. Difatti, fu proprio Giulio Cesare a favorire la transizione di Repubblica Romana a Impero Romano.


Agosto ancora richiama un imperatore, questa volta Augusto. Ma come per luglio, in antichità veniva chiamato sextilis (sesto) e fu il Senato di Roma a rinominare il mese.

Secondo lo studioso Giovanni Sacrobosco, il mese di agosto e il mese di luglio avendo la stessa durata pareggiavano l’importanza dei due imperatori senza che uno sovrasti l’altro.

mesi autunnali

Settembre, ottobre, novembre, dicembre

Settembre deriva da septem (sette) poiché era il settimo mese del calendario romano. Il nome latino corrisponde a september così come si usa anche nel linguaggio inglese.

Pertanto, questo mese non ha alcun richiamo divino e mitologico ma una mera rappresentazione numerica. Lo stesso dicasi per gli ultimi mesi dell’anno, ovvero ottobre, novembre e dicembre, i quali corrispondono al corrispettivo numero del mese secondo il calendario romano.

D’altronde dalla radice del nome è possibile riconoscere i riferimenti numerici di appartenenza: otto-bre, nove-mbre, dice-mbre.

 

Approfondisci la mitologia dei mesi con questi articoli:

Passare dalla fantasia alla realtà significa voltare le facce di una stessa medaglia: entrambi gli approcci convivono nelle persone. A volte teniamo in maggior considerazione il contatto con il fantastico, altre volte scioriniamo un atteggiamento pragmatico.

Siamo degli abili equilibristi che volteggiano in aria camminando su un filo invisibile. Per mantenere l’equilibrio interiore siamo costretti a bilanciarci tra due estremità: la fantasia e la realtà.

Può capitare di propendere da una parte rispetto all’altra ma ciò non è un male bensì l’unico mezzo a nostra disposizione per continuare a percorrere il filo della nostra esistenza.

Dalla fantasia alla realtà

 

In antichità, la mitologia raccoglieva i frutti che oggi ha seminato la religione. Attraverso gli dei e le dee del pantheon mitologico, gli esseri umani potevano proiettare delle immagini emotive, le quali erano risultavano per risolvere i complessi intrecci inconsci.

Le paure e l’ansia collegate ai sentimenti nonché alla scoperta della società e dell’universo convogliarono nelle granitiche figure divine donando al contempo un senso di sicurezza e di estraneità.

Nel maturare una maggiore consapevolezza nei confronti del mondo e dell’universo grazie al progresso scientifico, tecnologico e sociale, l’essere umano iniziò a distaccarsi dalle figure mitologiche divine poiché non rispondevano più alle sue domande.

In pratica, più cresceva la sicurezza dell’uomo rispetto alla natura, di pari passo si assottigliava la formula divina mitologica in grado di fornire sicurezza e conforto.

inconscio e fantasia

Sciolte le catene della paura, l’essere umano cominciò a testare, provare e sfidare ciò che prima considerava intoccabile. Come la psicologia insegna, una volta affrontata la paura questa si discioglie e nessuna traccia rimane a sostegno della sua sorpassata presenza.

Perciò, alle proiezioni inconsce si passò a quelle razionali, le quali si dimostravano essere dei solidi e concreti appigli.

L’evoluzione non fu esente da anomalie: infatti, non appena si riaffacciavano dei periodi di insicurezza, ecco balenare la prospettiva divina a proteggere come fatto in passato.

Pertanto, dobbiamo comprendere che la realtà è un piano di cui a volte perdiamo la consistenza, lasciando spazio alla fantasia. Nei nostri mondi fantastici interiori risiedono le antiche divinità pronte ad aiutarci a superare i momenti di impasse.

Quindi, in taluni momenti la fragilità evoca l’inconscio. La partecipazione della nostra parte inconscia funge da mentore per fornirci gli strumenti in grado di superare la crisi.