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La nascita della mitologia sumera si bilancia in contrapposizioni di ipotesi, avanzate dai massimi esponenti storici e antropologi.

Partiamo dal presupposto che il termine mito sintetizza l’illustrazione degli dei e delle loro gesta nel micro e nel macro cosmo, narrate attraverso i racconti ritrovati nelle tavolette di argilla.

La scrittura nacque grazie al primo sovrano di Uruk, chiamato Enmerkar, il quale doveva comunicare con il rivale di Aratta. Tuttavia, il messaggero aveva la lingua pesante e non sarebbe stato in grado di ripetere il messaggio.

Per cui scrisse il discorso in una tavoletta di argilla visibile solo alla piena luce del sole e l’idea venne così apprezzata da diventare consuetudine. Difatti, solo la parola scritta contiene la verità, mentre la ripetizione può assumere una valenza diversa dall’originale.

 

Nascita della mitologia sumera e la torre di Babele

 

Scuole di pensiero sulla nascita della mitologia sumera

 

Esistono diverse scuole di pensiero volte a intrappolare l’origine del mito in Mesopotamia, e più precisamente in riferimento alla spiritualità sumera.

A partire dalla nascita per diritto astrale. Ovvero, secondo questa filosofia si pensa che le divinità siano delle allegorie dei corpi celesti, e che le gesta siano la derivazione dei movimenti e dei loro meccanismi.

Per rinforzare questo pensiero, alcuni studiosi hanno dimostrato come l’Epopea di Gilgameš sia strutturata in dodici tavolette a rappresentanza del moto annuale del sole.

Chi crede che il mito sia la raffigurazione della natura, i cui elementi vengono antropomorfizzati. Per esempio, Dumurzi segue la nascita, la crescita, il decadimento e la morte, al pari delle stagioni.

Nondimeno, la dea Inanna simboleggia le forza e la concretezza di Madre Natura, in veste della Dea Madre.

Invece, un’altra ipotesi è quella che vede la nascita della mitologia sumera paragonata a un rituale, laddove mito e rito sono complementari ma contrapposti, poiché il mito è la versione parlata mentre il rito è la pratica.

Il credo psicologico, vede le divinità interpretare le giovani generazioni contro gli adulti. Il vecchio e il nuovo si scontrano per creare nuova energia, linfa e vitalità.

Perciò, questo scontro continuo genera evoluzione in un mondo che non è mai fermo ma in continuo divenire. Come l’esemplificazione del mito del Grano che scende a Sumer e simboleggia la comprensione dei metodi collegati all’agricoltura.

L’ultima teoria si aggancia al racconto degli eventi storici. In particolare, quelli che colpirono con una certa violenza la Civiltà Sumera. In tale contesto, vengono narrati gli episodi tragici ma anche le vittorie, le quali portarono la civiltà a prosperare da un punto di vista economico e sociale.

Statua degli oranti

Il ruolo delle statue degli oranti

 

Le statue degli oranti attestano il legame tra l’uomo e il divino. Raffigurano una sorta di unione tra una divinità e l’essere umano, all’interno di un contesto religioso.

Difatti, la funzione della statua è quella di impersonare un individuo nell’atto continuo di pregare. I sumeri adottarono questo espediente perché non potevano trascorrere tutto il giorno in preghiera, visto che dovevano lavorare.

Al loro posto, però, poteva farlo l’orante. Perciò, pensarono bene di creare una statua che seguisse le fattezze del proprietario, affinché trascorresse il tempo a comunicare con la divinità.

Si tratta di una sorta di Golem dall’eccezione completamente diversa, benché riporti il credo di un’anima rappresentata da una statua. Grazie al contributo dell’orante, i cittadini potevano svolgere le loro incombenze e riallacciarsi di tanto in tanto al pensiero con la divinità tramite l’orante.

Chi è Inanna è una domanda che nessun sumero si sarebbe mai posto, poiché la divinità era così abbagliante da abbracciare l’intera civiltà. Noi la conosciamo grazie agli inni della Gran Sacerdotessa Enheduanna, la quale descrisse il potere della dea.

Secondo la Gran Sacerdotessa, Inanna era la Signora dal cuore immenso, in grado di amare i suoi devoti come fosse una madre divina e ineffabile.

Nel periodo del Paleolitico vigeva la credenza che le divinità fossero immanenti e appartenessero all’essenza stessa della natura, grazie alla quale si potevano riflettere.

Non a caso, la mitologia ha come perno principale l’emblema del ciclo vitale che segue la nascita, la crescita, la morte e di nuovo a ripetersi il ciclo per l’eternità.

divinità sumera

Chi è Inanna: la divinità primordiale femminile

 

Inanna è la divinità che incarna la fecondità, le relazioni amorose di tipo prettamente sessuale e non coniugali, e la bellezza. Quando la società sumera iniziò il suo lento declino, Inanna venne sostituita da Ištar, mantenendo la stessa connotazione divina.

Essendo di origini paleolitiche, Inanna si legava al ciclo vitale della terra e perciò anche all’agricoltura e alla natura. Ma essendo una delle maggiori divinità, era anche dedita alla guerra e al mantenimento della giustizia.

Come per la maggior parte delle dee paleolitiche, aveva una componente duplice di luce e ombre. Difatti, si caratterizzava per la sua immensa bontà, così come per una spietata risoluzione delle controversie.

Chi è Inanna lo sappiamo grazie alla testimonianza di una poetessa Enheduanna, devota al culto di Inanna, la quale la elevò a divinità superiore dell’intero pantheon sumero.

E di ciò, ne abbiamo preso atto a seguito del ritrovamento di un numero elevato di tavolette in argilla, pronte a omaggiare l’Esaltazione di Inanna.

Il legame tra Enheduanna e Inanna è di reciprocità: la divinità sumera è la sacerdotessa in cielo, mentre la poetessa è la sacerdotessa sulla terra.

chi è Inanna

Le parole di Enheduanna

 

Secondo la poetessa Enheduanna, la divinità sumera assumeva quattro aspetti principali: guerriera, sacerdotessa, amante e androgino. Infatti, non possiamo considerare la dea come una donna del focolare, addomesticata e portata alla vita coniugale.

Tutt’altro, Inanna è indomita, ribelle, passionale e coraggiosa. Talvolta è assetata di sangue e la sua ferocia sconvolge la poetessa stessa, la quale cerca di blandirla con i suoi inni.

In uno dei suoi versi leggiamo: “Combatte corpo a corpo, o scatenando venti di uragano, lei sola incute timore“. In un altro verso Enheduanna ricorda: “Combattere è il suo gioco, non ne è mai stanca, lei esce correndo, legandosi i sandali“.

In veste di sacerdotessa la divinità sumera assumeva tutti i poteri collegati al mondo ordinario nonché all’oltretomba. Era lei il fulcro della forza mitologica capace di generare vita e, al contempo, la morte.

Nella sua attitudine da amante metteva al mondo un figlio, il quale diventava poi il suo amante, proseguendo il ciclo in un moto perpetuo, a rappresentare il meccanismo naturale della vita e della morte.

Inanna ha un me (in sumero significa potere) di far esplodere la passione anche tra amanti dello stesso genere. L’amore è considerato un sentimento ineffabile e ineludibile, perciò non categorizzabile.

Oggi si potrebbe considerare fluido e non incasellabile. Per questo il quarto aspetto citato da Enheduanna è quello androgino. Assume delle sembianze maschili per onorare il rito dell’amore e officiare la vita in ogni suo aspetto.